Alluminio, l’Europa rischia l’autonomia industriale. L’allarme di FACE

Alluminio, l’Europa rischia l’autonomia industriale. L’allarme di FACE

L’Europa sta affrontando una crisi strutturale che rischia di compromettere la sua autonomia industriale: da un lato la drastica riduzione della produzione di alluminio primario, dall’altro la crescente dispersione di rottami verso mercati extra-UE.

Oggi l’Unione Europea consuma quasi 13 milioni di tonnellate di alluminio l’anno, ma ne produce meno di 1 milione di tonnellate di primario, coprendo oltre l’85% del fabbisogno con le importazioni. Una dipendenza che pesa sulla competitività delle imprese, aggravata da dazi sulle leghe da fonderia che possono arrivare fino al 6% e generare un costo complessivo stimato in circa 1 miliardo di euro l’anno per l’industria europea.

In questo contesto, il riciclo non è più una scelta opzionale, ma una necessità strategica. L’alluminio secondario consente risparmi energetici del 95% rispetto alla produzione primaria ed è l’unico vero strumento per mitigare il deficit strutturale. Eppure, nonostante l’Europa recuperi oltre 5 milioni di tonnellate di rottami, circa 1,2 milioni di tonnellate vengono esportate ogni anno, sottraendo materia prima alle fonderie europee e mettendo sotto pressione migliaia di PMI del riciclo.

Questa “emorragia” va fermata. Da tempo FACE sostiene la necessità di un intervento politico coordinato che riconosca il rottame di alluminio come risorsa strategica, introduca misure per trattenerlo nei cicli produttivi europei, sostenga gli investimenti nel riciclo e riveda le barriere doganali.

L’articolo integrale di Canale Energia è disponibile qui.

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