La guerra in Iran mostra le fragilità del mercato occidentale dell’alluminio

La guerra in Iran mostra le fragilità del mercato occidentale dell’alluminio

Le tensioni legate alla guerra in Iran stanno facendo emergere una crescente fragilità nelle forniture occidentali di alluminio, un metallo considerato strategico sia dagli Stati Uniti sia dall’Unione europea. Il prezzo alla Borsa dei metalli di Londra ha raggiunto i 3.418 dollari per tonnellata, il livello più alto degli ultimi quattro anni, dopo che alcuni importanti produttori del Golfo hanno ridotto o sospeso la produzione.

Il rischio principale riguarda lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per una regione che produce circa il 23% dell’alluminio mondiale al di fuori della Cina. Eventuali interruzioni prolungate potrebbero aggravare una situazione già tesa.

Negli ultimi anni, infatti, le scorte globali si sono fortemente ridotte: a fine febbraio i magazzini monitorati dalla LME contenevano 583.000 tonnellate, molto meno rispetto ai circa 3 milioni di tonnellate di inizio decennio. Una parte rilevante del metallo disponibile è inoltre di origine russa, difficilmente utilizzabile nei mercati occidentali a causa delle sanzioni.

Anche la Cina, tradizionale “valvola di sicurezza” del mercato, sta rallentando la produzione a causa dei limiti di capacità imposti dal governo, mentre l’Occidente fatica ad aumentare l’offerta per via degli elevati costi energetici delle fonderie.

Il risultato è un mercato sempre più sensibile agli shock geopolitici, con prezzi più volatili per un metallo fondamentale per industria, infrastrutture e transizione energetica.

L’articolo “Iran war exposes fragility of Western aluminium market” pubblicato da Reuters è disponibile qui.

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