Alluminio, FACE: “Sovraccarico da 1,8 miliardi. L’industria europea al punto di rottura”

COMUNICATO STAMPA – per diffusione immediata

Federazione dei Consumatori di Alluminio in Europa – FACE

Lunedì 11 maggio 2026, Bruxelles

COMUNICATO STAMPA

ALLUMINIO, FACE: “SOVRACCARICO DA 1,8 MILIARDI. L’INDUSTRIA EUROPEA AL PUNTO DI ROTTURA”

“Con le quotazioni  dell’alluminio al London Metal Exchange (LME) che hanno raggiunto i 3.600 euro e vedono avvicinarsi quota 4.000, il sovraccarico di costi per l’industria europea rischia di esplodere fino a 1,8 miliardi di euro l’anno”. Ad affermarlo è Mario Conserva, Segretario Generale di FACE – Federazione dei Consumatori di Alluminio in Europa – sottolineando una pressione finanziaria che sta producendo forti tensioni sul comparto manifatturiero globale dell’alluminio.

Questa situazione segna un peggioramento drastico rispetto ai dati rilevati in passato da uno studio condotto da FACE insieme all’università LUISS, nel quale il costo extra a carico dell’industria europea ammontava per effetto del dazio all’import di metallo grezzo  già a oltre 1 miliardo di euro all’anno in un contesto di mercato più stabile, con prezzi LME compresi tra i 2.300 e i 2.500 euro per tonnellata.

Per Conserva, l’esistenza da decenni di un dazio all’import su una materia prima che non produciamo più in UE come l’alluminio grezzo è già di per sé un elemento distorsivo e di pesante svantaggio competitivo per il sistema industriale a valle del metallo leggero; la  persistenza di questo assurdo sovraccosto è tanto più incomprensibile e contraria al mercato oggi nell’attuale situazione di possibile deficit strutturale per gli approvvigionamenti di metallo primario. “Ricordiamo che questa tariffa è ormai un’impropria tassazione sulle materie prime, è un sussidio nascosto per alcuni privilegiati componenti della filiera, ma  un sovrapprezzo per il mercato a valle di trasformazioni, lavorazioni ed impieghi, per un valore medio tra gli 80 e i 100 euro per tonnellata, un fardello che negli ultimi vent’anni ha reso l’industria europea strutturalmente più vulnerabile. Questa ormai ultra-zavorra economica per  tutto il downstream europeo dell’allumino, che vale l’85% del fatturato totale della filiera alluminio in UE,  e che resiste e persiste da decenni alle richieste di cancellazione, rischia sicuramente di amplificare l’impatto degli shock globali, dalla crisi Covid alla guerra in Ucraina, fino alle più recenti tensioni geopolitiche”.

FACE sottolinea che il sistema produttivo europeo si trova oggi in una situazione paradossale: “con una dipendenza dalle importazioni di metallo primario che supera l’85% e un flusso crescente di rottami che lascia l’Europa, il mantenimento delle tariffe doganali sulla materia prima che non abbiamo finisce per indebolire l’intera filiera a valle, proprio mentre la competizione globale si fa più aggressiva e i costi operativi aumentano”.

“La responsabilità della Commissione UE, dei governi degli Stati membri e delle lobby pro-dazi ai costi dell’import della materia prima è chiara – conclude Conserva – per anni hanno sostenuto e difeso quello che nei fatti è un sussidio occulto attraverso il dazio all’import di alluminio grezzo, indebolendo così l’intero sistema dell’industria europeo a valle del metallo leggero che oggi, con quel sovraccarico che sfiora gli 1,8 miliardi di euro, rischia conseguenze ancora più gravi per la tenuta produttiva. È necessario un immediato cambio di rotta: eliminare il dazio all’import della materia prima è una primaria via da percorrere per difendere la manifattura europea dell’alluminio”.

Il comunicato stampa integrale è disponibile qui.

Share this on :

Facebook
Twitter
LinkedIn

Related articles in ,