E ora l’alluminio. I droni iraniani colpiscono, i prezzi si impennano
Dopo petrolio, gas e fertilizzanti, l’escalation militare nello Stretto di Hormuz colpisce dritto al cuore l’industria manifatturiera europea: l’alluminio.
I recenti attacchi ai due colossi mediorientali EGA (Abu Dhabi) e Alba (Bahrain) mettono potenzialmente fuori gioco 3,2 milioni di tonnellate di metallo all’anno. Parliamo di quasi il 10% della produzione mondiale. Come FACE, avevamo già lanciato l’allerta a metà marzo attraverso le parole del nostro Segretario Generale, Mario Conserva: “Se le celle elettrolitiche delle fonderie dovessero fermarsi, il metallo solidificherebbe all’interno, rendendo gli impianti inutilizzabili per sempre. Se il prezzo dell’alluminio raddoppia, l’effetto domino travolge l’intera economia reale”.
Non è solo una questione di logistica. Tra il blocco delle rotte marittime, la mancanza di allumina e le politiche protezionistiche globali, i margini di manovra si stanno azzerando. Se non si sbloccherà la situazione entro poche settimane, l’effetto domino arriverà a cascata su automotive, edilizia, packaging alimentare, farmaceutico.
Il tempo stringe. Le aziende stanno resistendo grazie alle scorte, ma il vero momento di criticità è atteso per il terzo trimestre. Serve un’azione coordinata per proteggere i trasformatori e i consumatori europei di alluminio.
L’articolo integrale pubblicato da Huffington Post è disponibile qui.
