Risultati sondaggio FACE: Impatto del CBAM, delle tariffe e dei rischi di approvvigionamento sulla filiera dell’alluminio

Sondaggio FACE

IMPATTO DEL CBAM, DELLE TARIFFE E DEI RISCHI DI APPROVVIGIONAMENTO SULLA FILIERA DELL’ALLUMINIO

RISULTATI

 

Sintesi dei risultati

Il sondaggio evidenzia un quadro piuttosto chiaro: le aziende mostrano una buona consapevolezza del CBAM, ma la preparazione concreta e la percezione degli impatti sono ancora disomogenee. Al tempo stesso, costi, competitività e sicurezza degli approvvigionamenti rappresentano le preoccupazioni più trasversali.

Sintesi executive

Il sondaggio evidenzia 4 messaggi principali:

  1. CBAM è ormai conosciuto, ma non uniformemente gestito.
    La totalità dei rispondenti dichiara di comprendere molto bene il CBAM, mentre la larga maggioranza ha già ricevuto informazioni o formazione approfondita. La preparazione operativa risulta invece più eterogenea: la maggioranza dichiara di essere già organizzata in modo strutturato, mentre altri operatori risultano ancora parzialmente o non preparati. Le principali criticità individuate sono reporting e compliance, calcolo delle emissioni, complessità normativa e gestione dei rapporti con fornitori extra-UE.
  2. L’estensione del CBAM ai prodotti downstream raccoglie un ampio consenso, ma la valutazione degli effetti è polarizzata.
    La netta maggioranza dei rispondenti è favorevole all’estensione. Tuttavia, le valutazioni sugli effetti sono divise: alcuni operatori la vedono come uno strumento per garantire un level playing field e proteggere l’industria europea, mentre altri temono maggiori costi, burocrazia e prezzi finali.
  3. La pressione sui costi è percepita come strutturale.
    La quasi totalità dei rispondenti ritiene che tariffe e misure commerciali stiano aumentando i costi della catena del valore in maniera significativa. Le principali fonti di costo sono logistica, energia, tariffe/import duties, compliance e certificazioni, cui si aggiunge l’instabilità geopolitica.
  4. La supply chain dell’alluminio è considerata fragile.
    La grande maggioranza dei rispondenti definisce la situazione della supply chain instabile, con alcuni operatori che la considerano addirittura altamente critica. Nei prossimi 12–24 mesi vengono indicati soprattutto aumento dei prezzi delle materie prime, carenze di materiale, riduzione dei fornitori disponibili e rischi geopolitici.

 

  1. CBAM: alta consapevolezza, preparazione ancora disomogenea

Il dato più evidente è che tutti i rispondenti dichiarano di conoscere molto bene il CBAM. La maggioranza ha inoltre ricevuto una formazione/informazione approfondita.

Tuttavia, la conoscenza non si traduce automaticamente in preparazione.

La maggioranza delle aziende dichiara una preparazione strutturata, mentre una quota più contenuta risulta solo parzialmente preparata o non ha ancora avviato un percorso strutturato.

Le principali problematiche individuate sono:

  • reporting e compliance;
  • calcolo delle emissioni incorporate;
  • complessità normativa;
  • rapporti con fornitori extra-UE;
  • rischio di errori e penalità.

Questo suggerisce che la principale esigenza non sia più tanto la sensibilizzazione sul CBAM, quanto il passaggio dalla conoscenza teorica alla gestione operativa e standardizzata degli obblighi.

Un tema particolarmente interessante: la qualità dei dati

Una delle risposte propone la creazione di un registro UE pubblico e certificato, nel quale siano disponibili i valori di carbonio associati agli impianti e ai codici HS.

È un’indicazione significativa perché intercetta uno dei problemi pratici più rilevanti: evitare che ogni importatore debba richiedere e verificare ripetutamente gli stessi dati emissivi presso i fornitori.

Un altro rispondente segnala invece il rischio che i fornitori extra-UE assorbano o compensino il costo del CBAM attraverso la riduzione dei prezzi, chiedendo quindi un meccanismo più efficace per proteggere i produttori europei.

Messaggio complessivo: le imprese sembrano chiedere un CBAM più semplice, trasparente, verificabile e realmente efficace nel creare condizioni competitive omogenee.

 

  1. Estensione del CBAM al downstream: favorevoli in maggioranza, ma con forti timori sui costi

La netta maggioranza dei rispondenti è favorevole all’estensione del CBAM ai prodotti downstream.

Tuttavia, le motivazioni e le aspettative sono differenti.

Visione positiva

Alcuni operatori vedono nell’estensione:

  • maggiore competitive fairness;
  • protezione dell’industria europea;
  • maggiore trasparenza della supply chain;
  • incentivo alla decarbonizzazione.

Visione negativa

Altri sottolineano invece:

  • aumento dei costi;
  • maggiore complessità;
  • aumento della burocrazia;
  • incremento dei prezzi;
  • rischio di perdita di competitività.

Il risultato è quindi apparentemente contraddittorio ma molto interessante: le aziende sembrano condividere l’obiettivo di evitare la carbon leakage e garantire un level playing field, ma non sono necessariamente convinte che l’attuale configurazione normativa sia il modo meno costoso per raggiungerlo.

 

  1. Tariffe e competitività: il nodo costi è centrale

Il sondaggio mostra una forte preoccupazione per il costo complessivo di operare nella filiera europea dell’alluminio.

La quasi totalità dei rispondenti ritiene che le attuali tariffe e misure commerciali aumentino significativamente i costi della value chain.

Le fonti di costo indicate sono diversificate:

  • logistica — ricorre in più risposte;
  • energia;
  • tariffe di importazione;
  • compliance normativa;
  • certificazioni e requisiti di sostenibilità;
  • instabilità geopolitica.

L’impatto sulla competitività varia da limitato a significativo, con una componente rilevante di rispondenti che lo considera significativo.

La posizione sulle tariffe non è uniforme

Anche qui emerge una distinzione importante:

  • alcune aziende chiedono di rafforzare la protezione commerciale;
  • altre chiedono invece di rimuovere/ridurre le tariffe sulle materie prime strategiche.

Non è necessariamente una contraddizione: sembra emergere una richiesta di politiche commerciali più selettive, che proteggano i produttori europei senza penalizzare eccessivamente gli utilizzatori europei che dipendono dalle importazioni di materie prime.

Una delle risposte aperte sintetizza molto bene il dilemma: le tariffe possono proteggere l’industria europea, ma allo stesso tempo sono inflazionistiche.

 

  1. Supply chain: il rischio più immediato

Questo è probabilmente il risultato più forte dell’intero sondaggio.

La grande maggioranza dei rispondenti percepisce la supply chain dell’alluminio come instabile, mentre una parte del campione la considera addirittura altamente critica.

Per i prossimi 12–24 mesi vengono indicati:

  • aumento dei prezzi delle materie prime;
  • shortage di materiali;
  • riduzione del numero di fornitori disponibili;
  • rischi geopolitici;
  • volatilità dei prezzi dell’energia.

Una quota significativa dei rispondenti ha già implementato strategie alternative di sourcing.

Questo è un segnale importante: il problema non viene percepito soltanto come un rischio futuro, ma sta già determinando azioni concrete di diversificazione degli approvvigionamenti.

Restrizioni commerciali future

La maggioranza considera probabili o possibili ulteriori restrizioni o ban sui materiali o prodotti strategici.

Anche se la valutazione dell’impatto varia, prevale l’idea che eventuali nuove restrizioni possano avere un impatto alto o molto alto.

Ne deriva una chiara priorità strategica:

la resilienza della supply chain sta diventando una questione di competitività industriale, non semplicemente di procurement.

 

  1. Le principali differenze tra le aziende

Un elemento da non trascurare è che le risposte mostrano una certa eterogeneità anche in funzione della dimensione e del profilo aziendale.

Le aziende più strutturate sembrano avere una maggiore capacità di preparazione al CBAM e di gestione dei rischi, mentre le realtà di dimensioni più contenute mostrano maggiore incertezza sull’impatto futuro e sulla capacità di reagire.

Questo suggerisce un possibile gap di capacità tra aziende, soprattutto nell’accesso a:

  • competenze tecniche;
  • dati emissivi;
  • risorse per la compliance;
  • capacità di diversificare i fornitori;
  • monitoraggio normativo. 
  1. Le 5 priorità che emergono dal sondaggio

Mettendo insieme tutte le risposte, si possono sintetizzare le priorità della filiera in cinque punti:

  1. Semplificare e rendere più trasparente il CBAM

Standardizzazione dei dati, registro europeo degli impianti, valori emissivi certificati e riduzione degli oneri amministrativi.

  1. Garantire un vero level playing field

Il CBAM deve evitare che le importazioni extra-UE beneficino di vantaggi derivanti da standard ambientali e costi inferiori.

  1. Evitare che la protezione commerciale generi eccessiva inflazione

Occorre trovare un equilibrio tra protezione dell’industria europea e disponibilità di materie prime a costi competitivi.

  1. Ridurre il costo strutturale dell’industria europea

Le imprese indicano in particolare energia competitiva, incentivi agli investimenti e riduzione della burocrazia.

  1. Rafforzare la resilienza della supply chain

Diversificazione delle fonti, monitoraggio dei rischi geopolitici, maggiore coordinamento tra operatori e disponibilità di informazioni di mercato.

 

Conclusione

Nel complesso, il sondaggio restituisce l’immagine di una filiera consapevole delle trasformazioni in corso, ma preoccupata per l’accumularsi di costi, obblighi regolamentari e rischi geopolitici.

Il messaggio più forte non sembra essere semplicemente “il CBAM è un problema”. Piuttosto:

le aziende sono disposte ad affrontare la transizione verso una filiera più sostenibile e regolamentata, ma chiedono che questa transizione non comprometta la competitività dell’industria europea.

In questo senso, CBAM, tariffe, energia e supply chain sono percepiti come problemi strettamente interconnessi. La richiesta alle istituzioni europee è quindi di costruire un quadro che combini decarbonizzazione, protezione dalla concorrenza sleale, accesso competitivo alle materie prime e semplificazione normativa.

Share this on :

Facebook
Twitter
LinkedIn

Related articles in