Come la guerra tra Stati Uniti-Israele e l’Iran sta compromettendo le catene di approvvigionamento globali
Le tensioni geopolitiche nel Golfo stanno mettendo in evidenza un rischio ben più grave del semplice aumento dei prezzi: l’interruzione delle catene di approvvigionamento dell’alluminio.
La chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz non sta solo spingendo i prezzi verso l’alto, ma sta incidendo direttamente sui flussi fisici di materie prime. Da un lato, si rischia l’interruzione delle esportazioni di alluminio primario dai Paesi del GCC verso i mercati internazionali, inclusa l’Europa. Dall’altro, si stanno creando ostacoli all’importazione di allumina nel Golfo, materia prima essenziale per alimentare gli impianti di produzione.
Questa doppia dinamica può generare effetti molto più profondi: non solo una riduzione temporanea delle esportazioni, ma anche un danneggiamento della struttura produttiva degli impianti nel GCC. In caso di fermo prolungato, il riavvio degli smelter richiede tempi lunghi — mesi, se non anni — con il rischio di una discontinuità strutturale nelle forniture globali.
Per l’Europa, già fortemente dipendente dalle importazioni di alluminio primario, questo scenario rappresenta un doppio rischio: minore disponibilità di metallo proveniente dal Golfo e, allo stesso tempo, livelli di prezzo estremamente elevati. In un contesto globale sempre più instabile, diventa evidente quanto sia urgente rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento, garantire accesso sicuro alle materie prime e sviluppare una strategia industriale ed energetica più solida e lungimirante.
Il video integrale di Al Jazeera è disponibile qui.
