Guerra? Quale guerra? Il premio legato alle turbolenze nel Golfo sull’alluminio svanisce

Guerra? Quale guerra? Il premio legato alle turbolenze nel Golfo sull’alluminio svanisce

Negli ultimi mesi abbiamo più volte richiamato l’attenzione su un aspetto che rischia di essere sottovalutato: il prezzo dell’alluminio, da solo, non racconta più lo stato di salute del mercato. L’analisi pubblicata da Reuters – e commentata da FACE in questo post – conferma un fenomeno che stiamo osservando da tempo. Nonostante gli attacchi agli impianti del Golfo abbiano sottratto circa 2 milioni di tonnellate di capacità produttiva alla filiera globale, le quotazioni al London Metal Exchange sono tornate sui livelli precedenti al conflitto. Una dinamica che potrebbe indurre a ritenere che il mercato abbia assorbito senza difficoltà lo shock.

In realtà, non è esattamente così. La riduzione della produzione nel Golfo viene oggi compensata dall’aumento delle esportazioni di Cina e Indonesia e, soprattutto, dalle scorte accumulate in Europa prima dell’entrata in vigore del CBAM. Si tratta però di fattori temporanei che non eliminano le criticità strutturali della filiera.

Il dato più significativo è un altro: mentre il premio di rischio sui futures LME si è ridotto, i premi fisici europei continuano a crescere, segnalando che chi opera quotidianamente sul mercato percepisce ancora una forte tensione sulla disponibilità del metallo.

Per l’Europa questa rappresenta un’ulteriore conferma della necessità di rafforzare la resilienza della supply chain. Non possiamo continuare a dipendere quasi esclusivamente dalle importazioni di metallo primario senza una strategia industriale che garantisca sicurezza degli approvvigionamenti, diversificazione delle fonti, tutela del riciclo e sviluppo di nuovi corridoi logistici strategici, come l’IMEC, su cui FACE si è espressa più volte.

Oggi la competitività, la sovranità e la resilienza strategica devono includere il fattore disponibilità nel tempo e il fattore della continuità delle attività in un ambiente in degradazione.

L’articolo integrale pubblicato da Reuters è disponibile qui.

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